New York Times, da mesi sotto attacco di hacker cinesi

Da 4 mesi il New York Times subisce l'attacco di un gruppo di hacker cinesi. L'intento dei cybercriminali sarebbe quello di ripulire l'immagine della Cina.

di Martina 1 Febbraio 2013 12:18

Il New York Times, quello che praticamente da sempre è il maggior quotidiano in terra a stelle e strisce, è finito sotto l’attacco di un gruppo di hacker cinesi che da diversi mesi a questa parte tenta in ogni modo possibile di accedere all’interno del celebre portale di informazione e di comprometterne la stabilità.

È esattamente questo quanto denunciato dallo stesso quotidiano proprio nel corso delle ultime ore mediante la pubblicazione di un apposita news sul portale.

Gli attacchi, come sottolinea lo stesso New York Times, aveano come obiettivo l’accesso alle password dei giornalisti che scrivono sull’edizione online del celebre giornale e l’azione non va a configurarsi come sporadica ma i tentativi di boicottaggio vanno avanti già da 4 mesi a questa parte.

Il sistema di sicurezza del New York Times è comunque riuscito a bloccare ogni forma di accesso non autorizzato al portale e ai dati dello stesso ragion per cui i malintenzionati non hanno avuto la possibilità di subentrare nel sistema, di manometterlo e di impossessarsi delle tanto ambite password.

Buona riuscita della sicurezza a parte è comunque abbastanza evidente il fatto che il New York Times non si ritrova a dover fare i conti con il solito gruppo di pirati informatici che attaccano con l’intento di dimostrare la scarsa qualità dei sistemi di sicurezza adottati, così come già accaduto in passato con altri servizi o portali, ma con un gruppo di hacker che agisce con la chiara intenzione di eliminare o modificare dei contenuti o, ancora, di investigare in maniera approfondita su coloro che operano nel circuito del celebre quotidiano.

Il gruppo di pirati informatici ha infatti iniziato ad agire in seguito alla pubblicazione dell’inchiesta che analizzava il patrimonio del premier cinese Wen Jiabao per cui, alla luce dei fatti e stando a quanto sostenuto dal New York Times, gli hacker avrebbero operato per conto di alcune agenzie che hanno il compito, non esattamente facile, di ripulire l’immagine pubblica della Cina.

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