Megaupload chiuso: ecco il modello di business del popolare sito cyberlocker

Ecco il modello di business che ha permesso a Megaupload e Megavideo di diventare due dei portali più visitati del Web a livello mondiale, permettendo alla società che li gestisce di incassare milioni di dollari.

di Daniela Caruso 21 Gennaio 2012 16:24

Megaupload è stato oscurato dalle autorità statunitensi. Uno dei più grandi siti di file-sharing chiude i battenti, dopo le insistenti pressioni delle industrie musicali e cinematografiche, le quali avrebbero subito ingenti danni economici a causa della diffusione in rete di materiale coperto da copyright, mediante la popolare piattaforma. Il portale cyberlocker fungeva, appunto, da “armadietto” nel quale inserire file musicali, film e libri, in modo tale da consentire agli utenti di scaricare i contenuti attraverso due modalità: quella base, senza costi aggiuntivi ma più lenta nei download e quella premium, grazie alla quale gli abbonati potevano scaricare ciò che desideravano, mediante il pagamento di un abbonamento. Il tutto attraverso una semplice procedura: è necessario collegarsi alla pagina e caricare un file, che sarà abbinato a un indirizzo univoco, dal quale gli altri utenti potranno downloadare il file da noi caricato.

Il sito è diventato, in poco tempo, uno delle fonti principali dalla quale procurarsi file di qualsiasi genere, ma anche uno dei siti accusati di pirateria digitale. La stesse funzioni vengono fornite anche da programmi per computer, come Bittorrent, Emule, Vuze, i quali, a quanto pare, sarebbero anche più remunerativi di Megaupload, dal punto di vista della quantità di file scaricati e per il traffico che riescono a generare, attraverso il peer to peer. Perché, dunque, Megaupload ha avuto così tanto successo in pochi anni? La risposta è semplice: il sito permette di scaricare file in modo semplice, cliccando il tasto ‘Download’ abbinato a ciascun file, senza, quindi, dimenarsi tra programmi vari e torrent. Inoltre, i servizi simili a Megaupload non forniscono agli utenti un motore di ricerca interno per individuare facilmente i contenuti.

Molti siti hanno ospitato a lungo i link ai file presenti su Megaupload, in quanto i migliaia di contatti raggiunti portano soldi, mediante i banner pubblicitari presenti sui portali. I link, inoltre, sono diffusi anche mediante i tanti forum presenti in Rete ma anche veri e propri motori di ricerca che ci permettono di rintracciarli facilmente: fra questi c’è FilesTube. Secondo i dati forniti da Comscore, in Italia Megaupload registra ben 46 milioni di pagine viste al mese: ad ogni pagina è abbinato un link, il quale conduce a un file musicale, documenti o video che altrimenti non sarebbero disponibili in modalità gratuita. Secondo Google AdPlanner, in totale Megaupload avrebbe 440 milioni di pagine viste.

Secondo diverse stime, Megaupload genera il 7% del traffico Internet mondiale e guadagnerebbe mediante gli abbonamenti premium sottoscritti dagli utenti e l’advertising presente su ciascuna pagina. Un modello di business che fa leva, dunque, su abbonamenti premium giornalieri di 4 dollari, fino a quelli a vita, che costavano 200 dollari in totale. Come potrete immaginare, sono gli utenti premium a mandare avanti il volume d’affari del sito e della società che lo gestiva, composta da una trentina di dipendenti. Il fatturato stimato è di 150 milioni di dollari, di cui 25 sono stati ottenuti mediante le pubblicità. Lo stessa impostazione per ottenere ricavi è stato messa in pratica anche su Megavideo, sul quale era possibile vedere film in streaming, fino al 72 minuto, dopo il quale si chiedeva all’utente di abbonarsi al pacchetto premium per vedere la restante parte.

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