Plantbook, notebook ad energia solare con ricarica ad acqua

Ecco il primo notebook che si ricarica grazie all'acqua. Ecco le caratteristiche principali.

di Daniela Caruso 18 Aprile 2012 20:27

Siete ambientalisti e ci tenete molto ad utilizzare prodotti che rispettino totalmente la natura? Sul mercato dell’hi-tech arriva un notebook molto particolare ad energia solare: parliamo del Plantbook che può essere ricaricato semplicemente immergendolo in un bicchiere d’acqua o, addirittura, annaffiandolo. Il pc in questione è caratterizzato da due display ultrasottili che possono essere piegati e arrotolati, fino ad assumere la forma di una canna da bambù. Il portatile funziona sfruttando l’energia veicolata dalla luce solare, con l’acqua e anche dall’energia ottenuta mediante contatto.

Un’idea rivoluzionaria e ecosostenibile quella degli ideatori Seunggi Baek e Hyerim Kim i quali stanno ancora a lavoro su questo brillante progetto che, al momento, fa riferimento a un prototipo che ha tutte le carte in regola per sembrare interessante ed innovativo. I due designer che lavorano al Plantbook hanno pensato di dare un’ergonomia flessibile al notebook, proprio per dare all’utilizzatore finale la capacità di poter ricaricare, arrotolandolo e immergendolo in un bicchiere d’acqua. Durante l’immersione, si verrebbe a creare il fenomeno detto ‘elettrolisi’ che permette di sfruttare l’energia solare accumulata attraverso un dispositivo posizionato sulla parte superiore del computer.


Le batterie del notebook, dunque, sarebbero ricaricate grazie alla presenza dell’idrogeno e alla liberazione dell’ossigeno. Il completamento del ciclo di ricarica della batteria sarà segnalato da un LED apposito. Il computer è fatto di materiali impermeabili, che non si danneggiano a contatto con l’acqua. I computer del futuro, se fossero creati tutti seguendo questa metodologia, potrebbero rispettare maggiormente l’ambiente e darebbe la possibilità alle case produttrici di offrire agli utenti un prodotto unico, che sfruttando le energie presenti in natura, limiterebbe anche i costi della corrente elettrica casalinga che normalmente viene utilizzata per ricaricare le batterie non solo dei computer portatili ma anche di altri numerosi device, come cellulari e pile riutilizzabili. Un bio-pc che potrebbe cambiare il rapporto tra tecnologia e rispetto dell’ambiente.

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