I videogiochi creano killer e assassini?

Scaricare la responsabilità della strage di Sandy Hook sui videogiochi è inverosimile, eppure la stampa inglese lo ha fatto.

di Daniele Perotti 19 Dicembre 2012 21:49

Nelle scorse ore tutti siamo venuti a conoscenza della tragedia avvenuta negli Stati Uniti dove un ragazzo di appena venti anni, Adam Lanza, si è tolto la vita dopo aver ucciso venti bambini nella cittadina di Sandy Hook. Ma ciò che sorprende ancor di più sono le testate inglese: The Sun e The Daily Express che hanno puntato il dito verso i videogiochi spiegando come tale disgrazia sia solamente responsabilità di Call Of Duty e giochi simili. Sembra infatti che Lanza era particolarmente “preso” dal titolo Call Of Duty e dalle sue missioni tanto da volersi immedesimare nei personaggi del titolo.

The Sun ha infatti titolato: “KILLER’S CALL OF DUTY OBSESSION”, un killer con l’ossessione per Call Of Duty.

Questa storia è a dir poco inverosimile, infatti seppur i videogiochi dei giorni nostri propongono scene e situazioni particolarmente ambigue o rappresentano scenari di guerra, da qui a dire che la responsabilità dell’accaduto a Sandy Hook sia dei videogiochi è a dir poco assurdo.

Entrambi i giornali hanno infatti puntato molto sulla mania e sulla passione di Lanza per questo genere di videogiochi ed in particolare per Call Of Duty. Certo è, però che il ventenne non veniva condizionato solamente dal titolo con cui giocava abitualmente, ma anche dalla famiglia che lo circondava, va infatti ricordato che all’interno della sua abitazione erano custodite, 3 pistole e un fucile automatico.

Nelle pagine del quotidiano si leggono le parole di Peter Wlasuk, l’idraulico che pochi giorni prima era entrato nella cantina dove i ragazzi giocavano a Call Of Duty, che ha spiegato come ogni parete era tappezzata da poster raffiguranti armi e lo ha colpito in particolare uno ove erano raffigurate tutte le pistole dagli anni 40 agli anni 60 molte delle quali nemmeno lui ne conosceva l’esistenza.

Purtroppo è facile dire “è tutta colpa dei videogiochi”, ma la questione va analizzata nello specifico e fanno fatte le giuste considerazioni, certo è che alcuni videogiochi possono comunque deviare la mente di un giovane ragazzo ed è anche per questo che molti titoli, proprio come Call Of Duty, ha una limitazione di età sotto la quale non è consigliabile farci giocare un ragazzo.

I videogiochi possono aver influenzato Adam Lanza, ma il caso va visto sotto molti aspetti, probabilmente il ragazzo aveva qualche disturbo ed era mentalmente instabile e probabilmente le responsabilità non vanno ricercate solo nei videogiochi ma anche nel fatto che il ventenne non è stato seguito adeguatamente dalla propria famiglia.

Il numero di copie vendute di Call Of Duty è elevatissimo e se la responsabilità fosse del videogame ora saremo circondati da un numero spropositato di killer ed assassini, stesso discorso vale per Pacman, non si può certo dare la responsabilità ad un gioco perchè la gente fa uso di pasticche, ne tantomeno a Tomb Raider per l’esistenza di tutti i profanatori di tombe.

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