Anonymous muove la guerra a Wikileaks: “dovete morire”

Hanno collaborato per anni, ora divorziano, addio rovente tra Anonymous e Wikileaks.

di Ilaria Fedele 14 ottobre 2012 20:04

Un post che non lascia dubbio è quello che Anonymous ha scritto nei confronti di Wikileaks che recita” Cari amici di Wikileaks avete perso i vostri ultimi alleati. Spero moriate in un incendio”.

Il motivo della rottura sarebbe dovuto al fatto che il sito di Assange ha lanciato una campagna di finanziamento che di fatto ha reso il sito da gratuito a pagamento. Praticamente il sito nato senza scopi di lucro ora mette a pagamento i 200 file rilasciati mercoledì e contenenti migliaia di informazioni segrete relative alle prossime elezioni presidenziali americane. In poche parole per accedere alle informazioni rubate è necessario offrire del denaro per supportare l’organizzazione. Gli hacker attivisti mascherati non sono d’accordo, si dissociano, ma per ora promettono di non attaccare il sito.

Il sito di Assange ha lanciato una campagna di finanziamenti perché come ogni altro editore è soggetto alla crisi economica e cerca denaro facendo pagare eventuali richieste di approfondimenti. In questo caso ogni volta che un visitatore di Wikileaks prova a visualizzare i documenti presenti nel database del sito, si trova davanti a una richiesta di donazione che va da 15 a 100 dollari. La schermata, che non può essere chiusa, mostra un video promozionale della campagna di finanziamento con in primo piano Barack Obama. Gli utenti, nel caso in cui non volessero pagare, per accedere ai documenti possono in alternativa condividere su Facebook o Twitter il video di presentazione della ricerca fondi di Assange.

Anonymous non accetta questa scelta di Wikileaks, non la condivide e critica le attenzioni del sito rivolte alla vita di Assange invece che alla lotta per la libertà d’informazione. Intanto Assange, che è ancora rifugiato presso l’ambasciata dell’Equador a Londra, non ha ancora risposto alle accuse. È apparso solo un tweet dall’account di Wikileaks dove si afferma che il blocco presente sul sito non è una richiesta di donazione, ma un richiesta di condivisione sui social network della campagna.

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