Il braccio robot può essere controllato con il pensiero

Esperimento con una protesi robotica controllata via impulsi cerebrali per restituire autonomia alle persone affette da grave disabilità motoria.

di Ilaria Fedele 18 maggio 2012 14:37

Con l’impianto di un chip nella corterccia cerebrale di due persone parelizzate da 15 anni si è riuscito a far muovere loro un braccio per bere un caffè.
L’impianto di un chip, dotato di un centinaio di elettrodi collegato ad un computer ha mandato segnali ad un braccio robotico che si è mosso. E si è mosso secondo quanto le due persone paralizzate avevano pensato e desiderato di fare, cioè bere il caffè. C’è stata quindi la trasmissione di segnali dal cervello ai muscoli tramite la tecnologia.
Un esperimento strabiliante che, se perfezionato, consentirà in futuro di ridare la possibilità di movimento alle persone con gravi handicap motori causati da traumi o malattie. I paralizzati, quelle persone costrette su sedie a rotelle, potranno muoversi con una certa autonoma. Un nuovo aiuto viene quindi in soccorso dell’uomo dal mondo della robotica, dopo le recenti innovazioni e sperimentazioni anche nel campo italiano.

Siamo ai primi passi, ma l’esperimento apre la via a nuove e meravigliose posssibilità future. Va continuata la sperimentazione e la ricerca. C’è stata anche la prova che una paralisi anche dopo anni non porta alla “disattivazione” dei neuroni che controllano il movimento; per molto tempo, invece, s’era temuto che avvenisse proprio ciò. Il cervello funziona ancora con tutte le sue possibilità anche se è rimasto inattivo per molto tempo.
L’esperimento è stato realizzato da un gruppo di ricercatori del progetto BrainGate che studia ed effettua test clinci dal 2004. Hanno studiato attentamente i segnali trasmessi dai neuroni al chip e hanno calibrato il software permettendo alle due persone di riuscire a muovere il braccio semplicemente immaginando di farlo. E questo dopo ben 15 anni che erano paralizzate.
I ricercatori, ingegneri, medici e scienziari, hanno cioè portato ad un avanzamento significativo nel campo delle interfacce cervello-macchina.

Una volta capito chre l’esperimento funziona, bisogna migliorarlo ovvero si dovrà studiare un chip acora più piccolo e perfetto che porti anche all’eliminazione di fili, si dovrà arrivare a creare un sistema stabile per periodi lunghi di tempo, bisognerà continuare sulla strada del controllo di arti robotici e approfondire ancora di più le conoscenze per migliorare la trasmissione dei segnali dal cervello ai muscoli.

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