Fabbriche iPhone 5: rivolte, suicidi ed altri problemi

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Lo stabilimento della Foxconn di Tai Yuan, dove si fabbrica l’iPhone 5, conta ben 190.000 lavoratori ed è stato al centro di una violenta rivolta nella sera di domenica 23 settembre. Secondo la Foxconn si sarebbe trattato di una disputa privata tra dipendenti che avrebbe coinvolto circa 2.000 persone, e che sarebbe stata la causa della sospensione delle attività della fabbrica per ventiquattro ore e che ha causato una quarantina di feriti ed alcuni arresti.

Al momento non ci sono stati commenti ufficiali da parte di Apple in merito alla rivolta, e la Cina sta cercando di fare luce sulle cause della sommossa, che, sempre secondo i vertici della Foxconn, non sarebbero legate al lavoro e alle condizioni di quest’ultimo. Tuttavia non si tratta dell’unico esempio di violenza e di problematiche annesse collegato alla produzione dei prodotti Apple all’interno delle fabbriche di produzione, poichè si tratterebbe solo dell’ultimo di una serie di spiacevoli eventi legati all’attività. In passato ci sono stati suicidi dei lavoratori, causati probabilmente dalle impossibili condizioni di lavoro, oltre che l’esplosione di ben due impianti, e il tutto rientra in un più vasto contesto di pessime condizioni dei lavoratori in Cina. Sembrerebbe, secondo delle indagini relative allo scorso gennaio, che si stia cercando di migliorare tali condizioni, ma che le aziende come Foxconn parlino bene e razzolino male, in quanto al momento dell’effettivo controllo delle attività, la situazione non sarebbe cambiata a causa del conflitto di interessi tra le aziende di produzione committenti e le fabbriche, che devono rispettare i tempi di consegna, rapidi, e la costante crescita della domanda dei prodotti.

Infine ancora un punto a sfavore delle fabbriche di produzione dell’iPhone, ma non solo, può essere trovato nella misura del salario che spetta ai dipendenti della Foxconn; se infatti a livello generale si tratta sicuramente di uno stipendio spesso superiore a quello percepito dalla media dei lavoratori cinesi, tuttavia risulta comunque un salario quasi insufficiente a pagare il salato conto dei dormitori nei quali alloggiano i lavoratori.

 

 

 

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