Chi controlla i tuoi dati sul web dopo la tua morte?

Dagli Stati Uniti la necessità di legiferare in materia di tutela del copyright online dopo la morte.

di Ilaria Fedele 3 ottobre 2012 12:06

Secondo quanto afferma il professor Jason Mazzone dell’Università dell’Illinois, esperto di diritto della proprietà intellettuale, ci dovrebbe essere la possibilità di decidere cosa succede ai propri dati digitali dopo la propria morte, proprio allo stesso modo in cui si può disporre del proprio denaro e dei beni materiali. Pertanto il suggerimento è quello che sia proprio il governo, in questo caso quello degli Stati Uniti, ad assumere il controllo dei Social Network per queste circostanze, legiferando con come specifiche per quanto riguarda dati ed immagini di un utente deceduto.

Quindi sarebbe necessaria una regolamentazione ad hoc, per un maggiore controllo del materiale pubblicato e del suo destino dopo la morte del “proprietario” virtuale, in modo che ci sia una maggiore certezza sulla salvaguardia della privacy e del copyright. La difficoltà consiste però nel fatto che colossi come Facebook sono attivi in tutto il mondo, pertanto la legge dovrebbe comprendere stati diversi, e non solamente gli Stati Uniti d’America.

Ma come stanno le cose attualmente? 

Facebook  non permette l’accesso agli utenti deceduti, nemmeno se a tentare l’accesso è un parente stretto. L’unica cosa che attualmente si può fare è modificare la propria pagina in una Memorial Page, che contenga le informazioni base ed una foto del defunto, ma senza avere tutti le aggiunte come ad esempio i commenti e lo stato. Oltre a questa possibilità c’è poi quella di inviare una richiesta speciale per cancellare la pagina di un utente deceduto, ma non c’è possibilità di scelta di “eutanasia” dei propri dati quando si è ancora in vita.

A questo proposito sempre il professor Mazzone ritiene inoltre che i dati memorizzati in Facebook non dovrebbero divenire proprietà del server al momento della morte dell’utente stesso, ma che dovrebbe essere data la possibilità ad amici stretti e parenti di visualizzare i dati, che rimarrebbero un patrimonio storico delle singole persone e che, pertanto, potrebbero tornare utili anche a scopi di studio sociale e storico nel futuro.

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